Le tradizioni napoletane: fra leggende e superstizioni

Le tradizioni napoletane: fra leggende e superstizioni

Le tradizioni napoletane sono, in un certo senso, l’anima stessa della città. Spesso confondono rituali della religione cristiana al paganesimo, legano eventi apparentemente banali a significati profondissimi.

Troviamo in città una ritualistica pressoché infinita legata a San Gennaro, fra i modi di dire e le feste in suo onore, ma anche altre usanze legate ad eventi specifici dell’anno o a luoghi della città.

Scopriamo alcune curiosità.

L’uovo di Castel dell’Ovo

Non toccate il Castel dell’Ovo. Letteralmente. I napoletani credono che, al di sotto dell’isolotto di Megaride che è la base di quest’antica fortificazione, il poeta Virgilio abbia messo un uovo magico che protegge Napoli.

Chi lo tocca o lo rompe, automaticamente, condanna la città alla rovina. Si dice che nel medioevo un inglese fu letteralmente linciato dal popolo perché cominciò a millantare di aver rotto l’uovo: la regina Giovanna fu costretta ad emettere una bolla affermando di averne riposizionato un altro, per far placare i cittadini. Ancora oggi è un oggetto sacro, è il caso di dirlo: “non è vero, ma ci credo!”

Il Caffè sospeso

Il gesto simbolo dell’altruismo napoletano ormai conosciuto in tutto il mondo. Entrare in un bar e offrire un “sospeso” era una tradizione antica dei napoletani più abbienti che lasciavano anche un credito per offrire alle persone povere una bevanda.
Oggi è stato replicato in numerosi bar di tutto il mondo, con numerosissime declinazioni: dalla “spesa sospesa” ai “giocattoli sospesi” per i bambini più sfortunati. La bellezza della solidarietà!

La festa di Piedigrotta

La ricorderanno i più anziani. Nacque in epoca borbonica e fu definitivamente abolita solo negli anni ’60 del secolo passato. Era il momento di massima gioia per i napoletani, una festa in cui l’intera città scendeva per strada fino a notte fonda a far baccano.

Sfilavano per le strade carri allegorici con uomini in maschera, si usavano strumenti quanto più rumorosi e chiassosi possibili: ancora oggi dire che qualcosa è “una piedigrotta” indica un evento estremamente confusionario e festaiolo.

Il momento più famoso di Piedigrotta, chiamata così perché era una festa dedicata alla madonna dell’omonima chiesa, era però senz’altro il festival canoro. La canzone napoletana del passato ha visto quasi tutti i suoi migliori interpreti esordire proprio nel festival di Piedigrotta!

I 12 chicchi d’uva la notte di Capodanno

Il Capodanno napoletano è una vera e propria scenografia di colori, rumori ed euforia: tutte le aspettative verso l’anno futuro vanno in un certo senso “garantite” con alcuni gesti o rituali particolarissimi. Ad esempio quello dell’uva è importantissimo, dopo aver mangiato zampone e lenticchie: è di buon auspicio infatti mangiare 12 chicchi d’uva dopo la mezzanotte, uno per ogni mese dell’anno: porta simbolicamente buona salute e soldi. Provare per credere!