Smart working e telelavoro sono la stessa cosa?

Smart working e telelavoro sono la stessa cosa?

In queste settimane, ahimè assai complicate, si sente parlare sempre di più di smart workin. Ma ci siamo chiesti per caso di cosa si tratta esattamente?

Ebbene, quello che giustamente interessa al momento alle imprese è continuare ad essere produttive e far lavorare i propri dipendenti. C’è un intoppo però… non si sa fino a quando continuerà il blocco dell’Italia e fino a che data sarà impossibile ripopolare gli uffici. Si formula quindi da sola l’ipotesi di far lavorare la gente direttamente da casa.

La discussione è in corso e fa notizia anche in TV e sui giornali. Quello che però si sente nominare è lo smart work oppure lavoro agile quando lo si vuole tradurre (così e così) all’italiana. Da parte loro, i lavoratori dipendenti aspettavano da molto tempo un’occasione del genere. Il lavoro a distanza è infatti una possibilità molto cara soprattutto alla generazione millenials che spinti dal marketing opportunista di sedicenti guru e dall’idea moderna di libertà accolgono l’idea con entusiasmo.

Ma andiamo a vedere esattamente di cosa tratta lo smart working.

Differenza tra telelavoro e smart working.

Occorre prima di tutto fare una doverosa differenziazione tra telelavoro e smart working. 

Il telelavoro è un concetto che esiste ormai da tempi immemori. Questo si è sempre venduto come la possibilità di ridurre il tempo che si trascorre fuori di casa per poter trascorrere più tempo con la propria famiglia. Il che probabilmente si traduce con il vivere in pigiama. 

In sostanza stai sostituendo l’ufficio con il tavolo della sala o, se hai posto, con lo studio che hai a casa. Tutto il resto rimane uguale, con la grande differenza che la corrente e internet li paghi tu. Andiamo a vedere alcune sfaccettature della cosa.

Il telelavoro implica.

  • Rispettare gli orari d’ufficio.  Quindi lavorare grosso modo tra le 9 e le 18 con un ora di pausa. Nei casi meno fortunati anche con indicazioni specifiche per le pause che si possono prendere.
  • Rispettare tempistiche e protocolli. Di smart c’è ben poco, fai lo stesso lavoro però in casa. Il concetto di telelavoro si attiene alle logiche di quantità di lavoro e non di qualità. Quindi tu devi garantire determinati volumi in un determinato periodo di tempo.
  • E’ applicabile a chi fornisce servizi a consumatori e altre aziende. Facciamo un esempio. Un operatore call center potrebbe tranquillamente lavorare da casa se gli venissero forniti gli strumenti necessari. Ma dovrà farlo negli orari in cui l’impresa per cui lavora garantisce, ad esempio, supporto ai suoi clienti.

Lo smart working o lavoro agile è tutt’altro. La differenza più grande con il telelavoro è che vengono meno tutte le barriere per le gestioni giornaliere. Detto in soldoni.

  • Gli orari non importano o importano fino a un certo punto.
  • Non lavori sulle quantità “prodotte” ma per obiettivi. Facciamo un esempio. Devi creare un logo per un cliente ed hai 5 giorni di tempo. Non importa che tu lo faccia alle 9 del mattino o alle tre di notte. Non importa che tu sia a Milano o sulla luna. Lo puoi fare con una qualsiasi connessione a internet in qualsiasi momento.

Ad esempio un consulente marketing online a Brindisi  potrebbe perfettamente creare una campagna pubblicitaria per un’azienda tedesca mentre è in viaggio. Starà poi a lui o lei trovare il tempo e la concentrazione adeguati per raggiungere gli obbiettivi preposti.

La necessità di fare la differenza tra i due concetti viene dal fatto che il termine smart working viene utilizzato con troppa “naturalità” in questi giorni senza comprenderne il significato. Ti immagini una grande azienda italiana lavorare con una metodologia di questo genere? Soprattutto considerando il fatto che già il telelavoro è una specie di miraggio per noi.